Da dove viene Pinealon
Per capire Pinealon serve conoscere un po’ la rete di ricerca che lo ha creato. La sua storia è strettamente legata a uno scienziato e a una città.
Una scuola dei peptidi corti
Il professor Vladimir Khavinson e i suoi colleghi di San Pietroburgo hanno sostenuto per decenni l’idea che peptidi minuscoli possano aiutare a regolare i tessuti a cui sono associati. Il loro istituto di bioregolazione e gerontologia ha sviluppato un’intera serie di peptidi di due, tre o quattro amminoacidi, ciascuno legato a un organo. Pinealon è uno dei tripeptidi di questa collezione.
Un nome che inganna
Il nome richiama la ghiandola pineale, la piccola struttura nel profondo del cervello che produce melatonina. Nei lavori pubblicati, però, Pinealon è studiato quasi solo per i suoi possibili effetti sulle cellule nervose in generale: corteccia, cervelletto e ippocampo. Conviene quindi considerarlo un peptide della ricerca sui neuroni più che un peptide della pineale.
I primi resoconti
I primi articoli, molti dei quali sulla rivista in lingua russa Advances in Gerontology, mettevano alla prova diversi peptidi corti in modelli di carenza di ossigeno e di stress. Intorno al 2011 il gruppo ha pubblicato in inglese lavori secondo cui Pinealon riduceva i sottoprodotti dannosi dell’ossigeno in cellule nervose e immunitarie e ne manteneva in vita un numero maggiore. Nello stesso anno uno studio affine ha mostrato, con marcatori fluorescenti, che questi peptidi corti possono entrare nelle cellule umane e nei loro nuclei.
Studi sugli animali
Nel 2012 un gruppo ha riferito che ratte gravide con uno squilibrio chimico indotto dalla dieta, trattate con Pinealon, partorivano piccoli che imparavano meglio e avevano cellule cerebrali più robuste dei piccoli non trattati. Studi russi successivi hanno riguardato ratti anziani esposti ad aria rarefatta o al freddo.
La pista dell’Alzheimer
Dal 2017 il lavoro si è rivolto a modelli della malattia di Alzheimer. I ricercatori hanno riferito che Pinealon aiutava neuroni di topo a conservare le spine a forma di fungo, punti di contatto importanti per la memoria, quando erano esposti a un frammento proteico tossico. Uno studio del 2024 ha usato neuroni ricavati da cellule della pelle di donatori anziani e ha di nuovo osservato più ramificazioni. Alcuni modelli al computer hanno cercato di spiegare questi effetti con il legame del peptide al DNA.
Cronologia essenziale
- Decenni prima: il gruppo di San Pietroburgo crea una biblioteca di peptidi corti.
- 2008: articoli in russo provano peptidi corti in modelli di carenza di ossigeno.
- 2011: studi cellulari in inglese sullo stress ossidativo e sull’ingresso dei peptidi nel nucleo.
- 2012: studio sulla prole di ratte; breve rapporto russo su autisti professionisti.
- 2014: lavoro su geni legati alla serotonina in cellule della corteccia.
- 2017–2021: studi sulle spine dei neuroni in modelli di Alzheimer.
- 2019–2023: modelli fisici e al computer del legame al DNA e dell’ingresso nelle cellule.
- 2024: studio su neuroni derivati da cellule della pelle di persone anziane.